Una vacanza alla scoperta dell'archeologia a Siracusa

Una vacanza all'insegna dell'archeologia? Non c'è bisogno di avventure per luoghi inesplorati come Indiana Jones quando c'è la Sicilia e la provincia di Siracusa. La parte orientale dell'isola è piena di sorprese per coloro che decidono di trascorrervi una vacanza, un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso le testimonianze della presenza e dell’attività dell’uomo nei periodi fondamentali della storia antica nel Mediterraneo.

L’uomo che aprì la via scientifica alla scoperta delle antichità di questa zona della Sicilia era un trentino, Paolo Orsi, a cui è intitolato il museo archeologico di Siracusa, il quale arrivò in Sicilia nel 1886. A lui, fautore dell’archeologia scientifica, alla ricerca di reali corrispondenze storiche con le fonti, si deve l’avvio delle campagne di scavi in zone come Stentinello, Thapsos, Castelluccio, Finocchito e Pantalica. Pioniere dell’archeologia subacquea lungo il litorale del Siracusano fu invece il ligure Nino Lambogia. A lui si deve la scoperta del porto marmoreo di Siracusa e del canale dell’isolotto di Ognina.

Alle ricerche di questi archeologi si deve il ritrovamento di importanti reperti custoditi al museo Orsi di Siracusa, dalle cui sale, nelle quali sono esposti 18 mila pezzi in rigorosissimo ordine cronologico e di provenienza, parte l’itinerario. Tra i pezzi esposti, un capolavoro puo considerarsi la Venere Anadiomene, copia romana del II secolo di una statua della scuola di Prassitele, celebrata anche da Guy del Maupassant. Da segnalare il Sarcofago di Adelfia, esposto in occasione del Giubileo: i suoi bassorilievi, risalenti al VI secolo dopo cristo, possono considerarsi il primo presepe della storia.

Dopo il parco archeologico della Neapolis e la necropoli del Fusco, l’itinerario della provincia di Siracusa continua a Sud. A otto chilometri da Noto le mura difensive e il teatro lineare di Eloro. A un chilometro troviamo la colonna Pizzuta, monumento funebre di epoca ellenistica e, poco distante, i mosaici della villa romana del Tellaro. Il viaggio nella cultura iblea dei Siculi comincia a 10 chilometri da Noto, dove ci sono le tracce di Finocchito, distrutto dai Siracusani nel V secolo. Ancora più nell’interno, il villaggio di Castelluccio, da cui trae nome la cultura della prima età del Bronzo, i cui reperti sono caratterizzati da ceramiche con decorazioni scure su fondo giallastro. A Palazzolo il parco archeologico di Akrai, col suo teatro, l’agorà e due latomie. Interessante, ed avvolto da un’aurea di mistero, il ciclo dei dodici santoni, sculture rupestri dedicate alla dea Cibele. Vicino Akrai l’antica Casmene. Pantalica è una fortificazione naturale in un paesaggio dalla bellezza selvaggia circondata da un’enorme necropoli al alcuni chilometri da Ferla. Più a Nord la città di Leontinoi, col suo sistema di fortificazioni a tenaglia. Sul mare, invece Megara Hyblaea, distrutta dai Siracusani e ricostruita in epoca ellenistica per essere cancellata dai romani. Poi a Sud, forse la più importante scoperta di Orsi, il villaggio di Thapsos, che ebbe vita tra il 1400 e l’800 a.C.

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