Itinerari Sicilia: Siracusa

Cava Grande, da non perdere!

(AVOLA) La Riserva Naturale Orientata di Cava Grande, istituita nel marzo 1984, e dopo varie traversie si è arrivati al 1990, per essere definitivamente riconosciuta area di interesse naturalistico e scientifico.
Si estende in territorio di Avola, Siracusa e Noto per 2696 ettari, ed è affidata in gestione all’Azienda Forestale Demaniale.

La Riserva tutela questa impressionante fenditura dove si trova il platano orientale allo stato naturale, che scomparso in altri fiumi siciliani come il Platani, che ironicamente ne riporta il nome, e raro in altri, solo qui si trova nella sua maggiore estensione e proprio per questo meritevole di conservazione, così come ha ritenuto opportuno la Società Botanica italiana.
In alcuni tratti si trovano esemplari secolari che hanno un tronco del diametro superiore ai due metri.

Scendere sul fondo della cava significa isolarsi totalmente ed entrare in un ambiente fatto solo di rivoli d’acqua, rocce a strapiombo e presenze quasi invisibili di uccelli nel folto della macchia. Sui fianchi della cava la vegetazione è piuttosto povera, a causa dei frequenti incendi che le devastano ed è caratterizzata da ampie estensioni di ampelodesma, pochi tratti di lecceta ed esemplari isolati di pino probabilmente di origine spontanea.

Lungo il fiume cresce una sottile ma fitta fascia di bosco ripariale, dominata dal platano orientale e macchiata da colorate fioriture di oleandro, salici, pioppi, carpini e frassini e il profumato mirto. A queste piante d’alto fusto si associa un sottobosco di cespugliose aromatiche come la ruta, la salvia, l’origano, la mentuccia, il rosmarino e nei luoghi più umidi la felce, l’equiseto e il capelvenere.
Tipica è anche la presenza di ciclamino, lo smilace, scilla, asfodelo, l’euforbia arborea, la palma nana, la ginestra spinosa e l’immancabile ampelodesma, mentre sulle ripide pareti si possono notare alcune specie rupicole come la putoria, l’erica, l’elicrisio e la scabiosa.

Bellissime in primavera le fioriture di orchidee, delle quali se ne trovano diverse specie, e alcune specie di ofridi, del giaggiolo, della castagnola, della barlia e sulle rupi, nelle zone esposte si trovano le rupicole come erica, putoria e l’elicrisio, mentre nelle zone più ombrose fa bella mostra il trachelio e la cimbalaria.
Fra gli animali oltre alla volpe si trovano conigli, martora, istrice, martora, ghiro e donnola, infine, nelle acque si possono trovare oltre ai granchi, rane e rospi, alcune varietà di pesci e la natrice dal collare.
La fauna della cava è molto schiva: la poiana ed il corvo imperiale volteggiano nel cielo, gli storni neri ed il passero solitario lanciano richiami dalle rocce, gli usignoli di fiume, le capinere ed i merli marcano il loro territorio nel fondovalle, non manca il coloratissimo martin pescatore e le beccacce. Fra i rettili presenti sono il colubro leopardiano, il biacco, la vipera, la lucertola e il colorato ramarro.

Nel fondo della valle, dove scorrono acque limpide e cristalline, si aprono ad ogni passo paesaggi sempre nuovi ed ambienti naturali intatti e pieni di vita, ben lontani dalle immagini tipiche di una Sicilia arida e aspra.

Il punto migliore per iniziare la visita della Riserva è il belvedere di Avola Antica, facilmente raggiungibile da Avola. Un sentiero ripido ma agevole porta sul fondo della Cava in circa 30 minuti, nella zona dei laghetti più ampi.

Lo stesso sentiero ne incrocia un altro che fiancheggia, a mezza costa, buona parte della cava e permette, avanzando con difficoltà fra rovi, felci, piante cespugliose e rocce franate, di percorrerla fino a sboccare sulla piana costiera. La zona protetta, infatti, finisce a mare tutelando anche le piccole ed isolate baie sabbiose attorno alla foce del Cassibile.

Si può arrivare alla Prisa sia lungo il fiume, superando non poche difficoltà o per il sentiero a mezzacosta dal quale si può proseguire fino alla diga o per sentieri un pò ripidi, scendere fino al fiume, dove si trovano diversi laghetti, poco frequentati, vista la poca facilità di accesso, rispetto a quelli più grandi e classici.

Il ritorno si può compiere o sullo stesso sentiero dell’andata, o salendo per un comodo sentiero gradinato, presso la diga e quindi ritornare al belvedere attraverso la strada asfaltata.

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